PRIMAPAGINA.    


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CORRIERE DELLA SERA

Fondato a Milano nel 1876



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IL SOLE 24 ORE

Fondato a Milano nel 1865

fuso, nel 1965, con "24 Ore"



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GAZZETTA DELLO SPORT

Fondato a Milano nel 1896




STAMPAjpgANSA Ultima ora...

Fondata a Roma nel 1945

Mi ha dipinto Giorgio Kiener nel 1900.

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1935. Eastman Kodak

inventa la pellicola.

Grande invenzione!


2010. Nasce Instagram

Grande conquista! 

Perché?

 


RADIO ' 7 PENSIERI '

Leo Longanesi li scrisse



“Una società fondata sul lavoro non sogna che il riposo” 

·

“Gli italiani sono buoni a nulla ma capaci di tutto”

·

“I ricordi sono come i sogni: si interpretano

·

“La Natura ha strane leggi, ma lei, almeno le rispetta”

·

“Era così cretino che cercava nella Bibbia l’indirizzo di un buon albergo in Palestina” 

·

Massaia: una vita spesa a fare la spesa.”  

·

“Creda a me: non creda a nulla”



Il prossimo mese chissà chi sarà . . .


Prima 'Media'

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PENNA, INCHIOSTRO E CALAMAIO...

Omaggio alle grandi firme del giornalismo italiano. Gaetano Afeltra (1915-2005) è l'autore di questo articolo. 

Corriere della Sera, estate 1999.


I miei Ferragosto in città con la cravatta...


Fu durante il boom economico degli anni Sessanta che Milano d’estate cambiò faccia. Fino allora non c’era la desolazione del Ferragosto. Quel silenzio stagnante che rende inerti i caseggiati a persiane chiuse.
Nelle case entravano pure i rumori della strada e le voci della gente. L’Idroscalo che di giorno sembrava Viareggio e di sera il Prater di Vienna era, ed in parte lo è ancora, il mare di Milano. C’era (c’è) la sabbia anche se mista a terra, l’onda, le canoe, i motoscafi con i sommozzatori per vigilare in caso di pericolo,
gli ombrelloni, i pattini, le ragazze con costumi a due pezzi, i tanga e i topless, una bella festa di gioventù.
Antonioni per «Cronaca di un amore» girò la scena dell’incontro della Bosè con Girotti davanti
al muraglione, che i milanesi chiamano «il muro dell’amore». Il paesaggio intorno è quello tipico
di Antonioni: estrema periferia. Lo sfondo scelto dal regista si adattava alla perfezione a Lucia Bosè, bellezza milanese uscita dal popolo. Sembrava veramente una di quelle ragazze, commesse o segretarie,
per le quali d’estate l’Idroscalo, era tutto.
Questo fino agli anni Sessanta. Dopo, molte cose sono cambiate. Prima, all’Idroscalo, di giorno, ci andavano centomila e più persone, oggi qualche decina di migliaia. Solo a sera, specialmente intorno a Ferragosto, l’Idroscalo si sveglia: centinaia e centinaia di macchine riempiono le strade del Forlanini.
Nel lampo dei fari si intravedono, su moto e motorette, ragazze in abiti leggeri, capelli al vento, le gambe
di sbieco, aggrappate alle spalle di giovanotti che guidano. Lungo le siepi macchine spente ma animate,
che fanno da garçonniere. E in fondo, dopo l’ ultima svolta, ecco apparire maestoso e immenso l’Idroscalo di notte, con miriadi di luci, con i suoi giochi, i bar, le partite a scopa, i ristoranti gremiti e rumorosi, le orchestrine, le piste da ballo: un grande lunapark.

D’estate la città aveva un fascino diverso. Erano belle le finestre spalancate di notte per l’afa, nei fabbricati della periferia, le grandi case operaie dove gli uomini giravano per le stanze in mutande e le donne si affacciavano ai balconi per prendere aria in larghe vestaglie stampate a fiori. Padre e madre usavano
tra loro dialetti che i bambini non capivano. I bimbi dicevano «inscì» per dire «così» e parlavano con i loro compagni di giochi in una lingua che ai genitori rimaneva sempre straniera.
In effetti, Milano d’estate era una città godibilissima. Nessun cartello «chiuso per ferie».
La vita correva normale, senza disagi, anzi, con qualche piccola comodità in più: quella, per esempio,
di trovare un posto a sedere in tram, e di una circolazione più scorrevole. I ristoranti aumentavano:
a quelli soliti si aggiungevano ristoranti all’aperto. Anche allora la gente partiva. Ai primi caldi le mamme
e i bambini andavano via. A turno le due, tre settimane di vacanza, le facevano tutti: commesse, impiegati, dirigenti, ma si mettevano d’accordo prima; le fabbriche e le officine dividevano a scaglioni i periodi
di riposo spettanti ai lavoratori e tutto procedeva con ordine. Anche gli artigiani avevano un loro calendario. Se il calzolaio o il sarto di via San Marco chiudeva per qualche giorno, quello di via Moscova aspettava il suo ritorno per andarsene. E così le ruote della città continuavano a girare.
L’estate al «Corriere» era un vero divertimento. Sempre in giacca e cravatta, nessuno si lagnava per il caldo. Finestre spalancate: noi sentivamo chiacchierare la gente in via Solferino, e dalla strada la gente sentiva
il cicaleccio di campanelli e il formicolio delle linotype. I ventilatori, poggiati sulle mensole di marmo sopra i termosifoni, quando giravano nella nostra direzione, davano attimi di frescura. (...)
Il giorno di Ferragosto il termometro segnava trentadue gradi. Nella notte c’era stato un temporale.
Al mattino cielo pulito, bello e sereno. Le strade erano animate come tutti i giorni di festa.

Com’era bella l’estate a Milano!

 

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Molti bimbi non sanno come cresce il riso e come è buono il risotto: Fiordiriso glielo dice!


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Prima di Google, di Wikipedia, dei tag, delle enciclopedie, dei vocabolari, delle antologie, le immagini... informavano. Provate a scrivere quante parole trovate in queste due illustrazioni: guardare è leggere.

IN CAMPAGNA . . .


 

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